Patologie riproduttive

Sterilità

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è definita come il mancato concepimento dopo 24 mesi di rapporti liberi non protetti.

 

Dopo tale periodo si consiglia di rivolgersi ad un centro specializzato. Secondo l’Associazione Americana per la Medicina Riproduttiva, la sterilità colpisce circa 6,1 milioni di persone negli Stati Uniti, ossia il 10% della popolazione in età fertile.

 

La sterilità femminile conta per un terzo dei casi, quella maschile per un altro terzo, la sterilità di coppia (sterilità combinata) per il 15% e il resto rimane “inspiegato”. 


In alcuni casi entrambi i partner possono essere sterili o subfertili, e la sterilità della coppia deriva dalla combinazione di queste condizioni. In altri casi può accadere che i partner siano indipendentemente fertili, ma la coppia non riesca a concepire insieme senza assistenza medica. La causa si sospetta possa essere immunologica o genetica.

Con l’aumento dell’età della donna è utile anticipare la consultazione, dato che dopo i 35 anni la fertilità diminuisce sensibilmente.

La fertilità femminile è massima a 23 anni. Quindi decresce, anche se lentamente, fino a 30 anni, un po’ più rapidamente tra i 30 e i 35, poi rapidamente dopo i 35 anni, fino alla menopausa, il periodo in cui nella donna cessa l’ovulazione.

Durante il ciclo mestruale l’ovulo è fecondabile tra il 12º e il 17º giorno prima delle mestruazione, fuori da questi giorni la fecondazione è raramente possibile.

I fattori che possono impedire la fecondazione dell’ovulo sono molteplici e la valutazione nei singoli casi può divenire complicata.

I due partner devono essere sottoposti ad accertamenti specifici per individuare la possibile causa di sterilità. Una buona indagine preliminare che prenda in considerazione  malattie pregresse, caratteristiche dei cicli mestruali e così via, è indispensabile per orientare le ricerche successive.

Nel maschio è fondamentale l’esame del liquido seminale. Al bisogno si possono effettuare anche esami ormonali, cromosomici e di valutazione morfologica degli organi dell’apparato urogenitale.

Nella femmina occorre valutare la presenza di ovulazione e l’assenza di ostruzioni a livello delle tube.

A tale scopo si utilizzano: il semplice rilevamento della temperatura corporea durante tutto il ciclo mestruale; l’isterosalpingografia , esame radiologico eseguito con mezzo di contrasto che evidenzia la cavità uterina, il decorso e la presenza di ostruzioni a livello delle tube; l’ecografia dell’utero e delle ovaie per individuare eventuali malformazioni o malattie; la laparoscopia mediante un endoscopio a fibre ottiche introdotto nell’addome, che consente di osservare direttamente lo stato delle tube, delle ovaie e della pelvi.

Anche nella donna possono essere utili, inoltre, esami ormonali e test cromosomici per eventuali malattie genetiche.

La Procreazione Medico Assistita (PMA) è l’insieme delle tecniche a disposizione della coppia per superare i problemi di infertilità.


Mestruazioni abbondanti

La Menorragia o mestruazione abbondante è uno dei disturbi più comuni nella donna, soprattutto negli anni che precedono la menopausa.

 

Può causare un’anemia rilevante con stanchezza, scarsa concentrazione, alterazioni del tono dell’umore e della sessualità.

 

É una condizione psicofisica generale che rallenta o addirittura interrompe i quotidiani ritmi della donna.


I disturbi legati al sanguinamento mestruale abbondante sono molto frequenti nella pratica clinica, rappresentando una parte rilevante di tutte le emergenze ginecologiche. In particolare la menorragia – eccessivo sanguinamento mestruale – presenta considerevoli risvolti sulla salute della donna e può avere un impatto severo sul suo benessere fisico e psicologico, economico e sociale. Spesso la presenza di anemia aggrava o fa comparire una sindrome depressiva che aggrava la qualità di vita della donna

Le scelte terapeutiche, spesso inefficaci e non mirate, variano sia in base alle richieste delle pazienti – non sempre sufficientemente informate – che alle competenze del medico o del Centro presso cui la donna si rivolge.

Ancora troppo spesso l’eccessivo sanguinamento uterino viene curato asportando l’utero (isterectomia), dopo terapie farmacologiche inefficaci e ripetuti ricoveri ospedalieri.

L’importanza di una diagnosi precoce e tempestiva permette di personalizzare la terapia, utilizzando al meglio le terapie mediche e la chirurgia mininvasiva. Tali terapie, affidabili e sicure, rappresentano un’opportunità terapeutica particolarmente interessante e dimostrano un’ottima accettabilità da parte delle donne.

Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche ha portato ad una migliore definizione dei meccanismi implicati nelle alterazioni del flusso mestruale, consentendo di offrire scelte terapeutiche sempre più mirate.

Oggi vi è l’esigenza di proporre un percorso diagnostico adeguato a cui corrisponda un’opzione terapeutica personalizzata, secondo le linee guida del sintomo menorragia.

Il percorso diagnostico della donna con menorragia prevede, oltre alla valutazione clinica e laboratoristica, lo studio dell’utero e della pelvi con l’ecografia tranvaginale e l’isteroscopia diagnostica con biopsia mirata.

Diventa quindi prioritario eseguire un corretto approccio diagnostico, consigliare e rassicurare adeguatamente la paziente, proporre le possibili terapie farmacologiche informando circa gli insuccessi e le eventuali controindicazioni, illustrare le alternative di tipo chirurgico e non negare una terapia chirurgica “mirata” alle pazienti che rifiutano il trattamento medico.

L’importanza di una diagnosi precoce e tempestiva permette di utilizzare al meglio terapie mininvasive e riduce, quindi, il ricorso all’isterectomia. Tali terapie, affidabili e sicure, rappresentano un’opportunità terapeutica particolarmente interessante, mostrando un’ottima accettabilità da parte delle pazienti.

Oggi la terapia spazia dalle cure mediche generali alla terapia progestinica locale, con progesterone per via vaginale o con l’inserimento intrauterino della spirale medicata (Mirena®), con conseguente riduzione del flusso mestruale.

Le terapie mediche efficaci per ridurre il flusso mestruale e migliorare la qualità di vita della donna con menorragia sono i farmaci antiemorragici (acido tranexamico e acido mefenamico).

Anche la pillola (associazione estroprogestinica) può essere usata per ridurre la quantità del sanguinamento mestruale. La spirale a rilascio di progesterone (Mirena®) è un trattamento efficace per la menorragia.

Mirena consente di evitare prolungate terapie farmacologiche con effetto sistemico, utilizzando l’effetto locale intrauterino del progesterone

Nei casi in cui la diagnosi ecografica e isteroscopica mostri la presenza di patologie uterine, l’opzione terapeutica è principalmente rivolta alle terapie chirurgiche mininvasive: isteroscopia operativa (polipectomia, miomectomia, ablazione endometriale ) o laparoscopia operativa, ricorrendo alla terapia chirurgica demolitiva (isterectomia) unicamente nei casi in cui non c’è un’alternativa terapeutica .